La storia di Luca Campoli - Un Giusto

Luca Campoli - Un Giusto italianoCesare di Veroli (nato a Sezze il 14 dicembre 1888), gestiva con la moglie Ada di Veroli (nata a Roma l'11 novembre 1899) un negozio di tessuti e frequentava i mercati settimanali della provincia. La coppia, abitante nella centralissima Piazza IV novembre, aveva tre figli Umberto (nato a Sezze il 5 febbraio 1925), Adolfo (nato a Sezze il 27 dicembre 1925) e Giuseppe (nato a Sezze il 23 marzo 1927). La famiglia, molto stimata in paese, era pienamente integrata nella realtà sociale setina e poteva conservare senza problemi le tradizioni religiose. Nei mesi della persecuzione nazifascista, anche se gli amici rimasero vicini ai Di Veroli, le difficoltà si fecero sempre più grandi. Tutti i membri della famiglia furono schedati dalla Questura di Littoria perché di "razza ebraica", a Cesare fu ritirata la licenza di venditore ambulante e Adolfo dovette abbandonare il 1° Avviamento professionale.

Nei ricordi familiari si tramanda che fu una donna di Sezze che svolgeva il mercato nero a Roma ad avvisare i Di Veroli che i tedeschi avevano iniziato a rastrellare gli ebrei. Un ruolo importante nella salvezza della famiglia lo ebbe il sarto Luca Campoli, vicino di casa dei Di Veroli, la cui abitazione poteva essere raggiunta facilmente per mezzo di un abbaino. Considerata la situazione di pericolo i Di Veroli decisero comunque di allontanarsi dal paese trovando rifugio prima in una capanna del pastore Giotto Carlesimo in località Valle d'Amico alle pendici del Monte Semprevisa, quindi, con l'arrivo dell'inverno, tornarono in paese alloggiando nei nascondigli della locanda Titi vicino la loro abitazione. Non sentendosi comunque sicuri si spostarono in pianura nei poderi di Quirino Ricci e Ignazio Molinari. A metà gennaio 1944 i tre giovani Di Veroli furono protagonisti di uno degli episodi più drammatici della persecuzione nazi-fascista in provincia di Littoria. Arrestati, insieme al cugino Alberto Di Veroli e all'amico romano Giovanni Piperno, da fascisti e consegnati ai carabinieri furono trasferiti nel carcere di Littoria. I cinque ragazzi sfuggirono alla deportazione solo perché i secondini, durante il bombardamento di Littoria conseguente lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944, aprirono le porte del carcere. Essi tornarono così sani e salvi dai familiari. Dopo l'arrivo degli americani a fine maggio del 1944 la famiglia Di Veroli fece ritorno nella propria abitazione di Sezze e lentamente la sua vita tornò alla normalità anche grazie ad alcune persone che offrirono aiuti concretamente come ad esempio Amerigo Fanella che mise a disposizione un proprio automezzo.