Concerto Natale 2017

     




Viaggi Sociali del MDA

        

Soci Sostenitori

 

Servizi

Resilienza e disabilità - di Manuela Piccolo

Il concetto di salute mentale è molto complesso e non implica solamente la semplice assenza di patologia, ma la salute è intesa anche come benessere psico-fisico. È stata dimostrata una correlazione tra gli stati emozionali e affettivi di base e l’integrazione sociale, confermando come la salute mentale influenza lo stato di well being. In età evolutiva il concetto di salute è strettamente connesso al rapporto del bambino e dell’adolescente con il suo contesto ambientale, in relazione soprattutto alla qualità delle interazioni con gli adulti di riferimento.

L’età evolutiva si conferma infatti come una fase della vita fondamentale in cui il ruolo dell’ambiente è molto determinante rispetto ad altri periodi della vita, e rappresenta con il suo concentrato di potenzialità un periodo importante per le risposte agli eventi relazionali successivi e quindi per uno sviluppo normale, ma anche deviante qualora intervengano anomalie dei fattori costitutivi. In questa ottica diventa importante agire preventivamente, cercando di promuovere risorse, potenzialità e competenze adeguate per uno sviluppo ottimale del soggetto in crescita.

Il significato sociale e culturale del concetto di disabilità si è modificato profondamente nel corso della storia, e si è manifestato anche un progressivo accrescimento del suo valore. L’esigenza di definire una cornice concettuale ha portato alla definizione del termine di “diversabilità” che mette in risalto le diverse abilità di ogni persona e pone l’accento sulla possibilità di favorire la consapevolezza delle proprie risorse attraverso l’empowerment.

Le disabilità che insorgono nell’età evolutiva presentano delle caratteristiche specifiche, differenti da quelle degli adulti, in quanto evolvono interessando diverse aree dello sviluppo, comunicativo-linguistica, cognitivo-motoria, socio-emozionale, modificandosi e presentando diversi percorsi evolutivi in funzione della crescita globale del bambino e dell’influenza dell’ambiente. In età evolutiva il concetto di disabilità comprende infatti molti quadri clinici, congeniti o acquisiti nei primi anni di vita, definiti in ambito clinico con il termine di Disturbi dello Sviluppo (DS) caratterizzati da un esordio precoce e da difficoltà nell’evoluzione delle competenze specifiche e globali che caratterizzano lo sviluppo del bambino. (Bargagna, Cioni, 2011) 

Premesso ciò, in un’ ottica bio-psico-sociale,  assume importanza fondamentale il concetto di resilienza, intesa come la capacità di fronteggiare situazioni di crisi attivando energie e risorse al fine di proseguire lungo una traiettoria di crescita. Un punto particolarmente significativo è che la resilienza non viene intesa come una qualità statica, bensì come il risultato di un’interazione dinamica fra l’individuo e l’ambiente. 

Come altre abilità, la resilienza può essere acquisita attraverso un processo di apprendimento che deve essere sostenuto e incoraggiato dalle istituzioni formative. L’educazione alla resilienza comporta il potenziamento di competenze e costituisce pertanto uno strumento primario di prevenzione del disagio psicopatologico e sociale.
La resilienza è multidimensionale e multideterminata, in quanto dipende dall’interazione di diversi fattori, quali predisposizioni genetiche (nel temperamento, nell’intelligenza, nella diversa suscettibilità ai possibili eventi ambientali), qualità personali (abilità sociali e autostima), fattori ambientali (legami familiari, apprendimento, aspettative, ecc.). La presenza o assenza di relazioni di sostegno, necessarie in ogni fase della vita, può modificare significativamente la resilienza nel tempo; è quindi necessario che la stessa venga considerata in una prospettiva life span (Camuffo, Costantino, 2010).
Sostenere le scelte di integrazione dei soggetti disabili nella comunità, a partire dai primi anni della scolarità, per culminare nel promuoverne un inserimento lavorativo, aiuta a modificare il vissuto dei pazienti e dei loro familiari e impedisce l’ estrinsecarsi di scelte di emarginazione. La comunità infatti viene educata attraverso le esperienze di convivenza quotidiana a considerare l’esistenza delle parti sane dei pazienti, imparando a non temere gli aspetti deficitari, a non demonizzare il limite come qualcosa di estraneo, pericoloso o imbarazzante. Componente essenziale dei processi resilienti è legata pertanto alla capacità affettiva di accoglimento del soggetto disabile come persona a tutti gli effetti.

Per concludere vorrei riepilogare quali atteggiamenti è opportuno mantenere affinchè vengano prodotte risposte resilienti:

 - Essere obiettivi e realistici

-  Promuovere il vissuto di essere un soggetto agente

-  Promuovere il vissuto di appartenere ad una rete affettiva

- Promuovere una visione della vita nel suo complesso, superando uno sguardo troppo legato al contingente

Riflettendo su queste situazioni eccezionali, e sulle altre più comuni, possiamo imparare molto come esseri umani e come clinici, orientando il nostro comportamento più verso il potenziamento delle risorse che verso la sottolineatura dei rischi evolutivi. Vedere “il bicchiere mezzo pieno” aiuta a riempirlo più in fretta che vederlo “mezzo vuoto”.

Articolo tratto dal libro "La Magia della Resilienza"- Mancini Editore,2015

La Dott.ssa  Manuela Piccolo psicologa 

Psicologa clinica, iscritta all'albo degli Psicologi del Lazio (n. 21319).

Si sta specializzando in Psicodiagnosi per la valutazione clinica e medico-legale presso l'Università La Sapienza di Roma.
Si occupa di percorsi di sostegno psicologico individuali, familiari e di coppia, valutazione psicologica e psicodiagnosi.
Organizza gruppi di aiuto, seminari e corsi di formazione. Lavora nelle scuole con bambini disabili.

 



 

 

 

Traduttore

Letture Consigliate

    

Pagina Facebook

Contatore Visite

414173
oggioggi25
IeriIeri158
Questa SettimanaQuesta Settimana183
Questo MeseQuesto Mese4238
TotaliTotali414173