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Il Sè rappresenta – secondo Jung – l’unità e la totalità della personalità nella sua parte conscia e in quella inconscia. La realizzazione del Sè costituisce la meta ideale della terapia junghiana, che segue il difficile cammino del paziente verso la propria autorealizzazione.

Varie discipline nel tempo si sono occupate del concetto di Sé. Essendo tale argomento ampiamente trattato, oltre che in campo psicologico-psicoanalitico anche in campo filosofico, infatti già nell’antica Grecia i filosofi del tempo, consideravano l’identità e la destinazione del soggetto nell’ambito di una teoria dell’anima, finalizzata a cogliere il senso della vita dell’uomo. Con l’avvento del cristianesimo, e in particolar modo con le riflessioni di Agostino, i termini filosofici della questione non mutano, infatti l’anima resta la categoria di riferimento per capire il nostro essere. In età moderna alcune correnti intendono demistificare la credenza di un nucleo permanente e sostanziale dell’identità soggettiva identificabile con l’anima; ricordiamo la teoria cartesiana della res cogitans, e lo spiritualismo di Berkeley. La riflessione filosofica continuava a pensare il centro dell’essere del soggetto una cosa spirituale un io già dato, identico a se stesso nel variare delle situazioni.

 

Kant critica l’io sostanziale, al quale va sostituito la constatazione indiretta dell’attività dell’io-penso come funzione logica di autoconsapevolezza, grazie alla quale conosciamo e sappiamo di conoscere. La critica kantiana richiama la posizione di Locke, che attraverso l’espressione the self per indicare il sé come il modo in cui la realtà personale appare al soggetto nell’autoriflessione.

Mentre in psicologia quale valenza ha acquisito il concetto del Sé? Sicuramente è stato uno dei concetti cardini della prospettiva psicologica, definito come quello processo proprio dell’essere umano, cioè la presa di coscienza di sé come individuo, derivata dalla capacità di riflessione su entrambi i poli dell’esperienza: il soggetto e l’oggetto, il Sé e il mondo esterno. I vari orientamenti psicologici hanno affrontato la determinazione del Sé, secondo una diversa prospettiva dandone una propria interpretazione.

C. G. Jung, Tipi psicologici

"In quanto concetto empirico denomino il Sé come il volume complessivo di tutti i fenomeni psichici nell’uomo. Esso rappresenta l’unità e la totalità della personalità considerata nel suo insieme. In quanto però quest’ultima, a causa della sua componente inconscia, può essere conscia solo in parte, il concetto del Sé è, propriamente parlando, potenzialmente empirico e quindi è, allo stesso titolo, un postulato. In altri termini, esso abbraccia ciò che è oggetto d’esperienza e ciò che non lo è, ossia ciò che ancora non è rientrato nell’ambito dell’esperienza. Esso ha queste qualità in comune con moltissimi concetti peculiari delle scienze naturali i quali sono piuttosto semplici “nomi” che non idee. Poiché la totalità che consta di contenuti sia coscienti che inconsci, è un postulato, il suo concetto è trascendente; per ragioni empiriche infatti essa presuppone l’esistenza di fattori inconsci, e caratterizza con ciò un’entità che solo in parte può venire descritta, ma che per quel che riguarda l’altra parte rimane pro tempore inconoscibile e non delimitabile. Poiché in pratica esistono fenomeni della coscienza e dell’inconscio, il Sé, in quanto totalità psichica, possiede tanto un aspetto cosciente quanto un aspetto inconscio. Empiricamente il Sé appare nei sogni, nei miti e nelle favole in una immagine di “personalità di grado superiore”, come re, eroe, profeta, salvatore ecc.; oppure di un simbolo della totalità, come il cerchio, il quadrato, la quadratura del circolo, la croce ecc. Rappresentando una complexio oppositorum una sintesi degli opposti, esso può apparire anche come diade unificata, quale è per esempio il Tao, fusione della forza yang e della forza yin, come coppia di fratelli oppure sotto l’aspetto dell’eroe e del suo antagonista (drago, fratello nemico, nemico mortale, Faust e Mefistofele ecc.). Ciò vuol dire che sul terreno empirico il Sé appare come un giuoco di luce e di ombra, quantunque concettualmente esso venga inteso come un tutto organico e quindi come un’unità nella quale gli opposti trovano la loro sintesi. Poiché un concetto del genere si sottrae a ogni rappresentazione – tertium non datur: esso è anche, per questa stessa ragione, trascendente. Da un punto di vista logico, esso sarebbe anzi una speculazione oziosa, qualora non stesse a designare e a denominare i simboli unitari che ricorrono sul piano empirico. Il Sé non è un’idea filosofica, giacché non contiene l’affermazione di una sua propria esistenza, cioè non si ipostatizza. Da un punto di vista intellettuale esso possiede solo il valore di una ipotesi. Per contro, i suoi simboli empirici possiedono assai spesso una notevole numinosità (per esempio il mandala), vale a dire un originario valore affettivo (per esempio Dens est circulus.., la tetrade pitagorica, la quaternità ecc.) rivelandosi in tal modo una rappresentazione archetipica che si differenzia da altre rappresentazioni di tal genere in quanto occupa una posizione centrale in modo conforme all’importanza del suo contenuto e della sua numinosità".

Fonte: C. G. Jung, Tipi psicologici, Boringhieri, Torino, 1968, pagg. 467-468

           http://www.riflessioni.it/

 

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