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Trataka, ascoltare con la vista

Osservando i bambini rapiti in un gioco o nell’ascolto di una fiaba di cui attendono il finale, non possiamo non notare la loro concentrazione totale, un assorbimento completo di tutte le loro facoltà, uno “stato di coscienza” per loro assolutamente normale, privo di condizionamenti, che li fa apparire distaccati persino dalla loro stessa identità. In quel momento si identificano completamente in ciò che stanno osservando o ascoltando, senza filtri. Essi sono una “mente attentiva” e sperimentano una concentrazione reale e assoluta; talvolta l’esperienza lascia un segno indelebile nella memoria e non è

raro che, ormai adulti,  siano in grado di rievocare fedelmente  ogni particolare, con identico trasporto. Da adulti le cose cambiano. Per arrivare a “quello” stato di coscienza, dobbiamo compiere un percorso inverso. Iniziare un gran lavoro di pulizia, sbarazzarci di nodi mentali e trappole emozionali: “fantasmi” che abbiamo creato e che, saldamente radicati nelle loro posizioni, generano ansie, paure, dipendenze.

Pulisci la mente

Lo Yoga definisce molto bene questo stato mentale confuso e insegna ad affrontarlo con sicurezza. Non è un caso che Trataka, di cui oggi ci occupiamo, sia parte integrante dei 6 Shatkarma, le pratiche di purificazione. La parola Trataka in sanscrito  significa “fissare stabilmente una cosa”; la pratica comporta un’attenzione costante su un punto prescelto con lo sguardo fisso e gli occhi ben aperti, facendo attenzione a non  battere le ciglia. Trataka  concorre all’esecuzione degli asana, permette di ottenere equilibrio, stabilità e quel tipo di consapevolezza di sé che nasce dall’assenza di pensieri, di immagini e di  tutto ciò che normalmente affolla la  mente. È un modo per convogliare prima lo sguardo poi la mente su un punto preciso, escludendo tutto il resto. Grazie a questo metodo, si genera un flusso continuo di energia che, nel tempo, diventa alimento e ristoro per le attività mentali. L’oggetto dello sguardo può essere sia esterno al proprio corpo (si parla di Bahir Trataka) sia interno (Antar Trataka).

Trataka esterno

Sia la “Gheranda Samhita” sia lo “Hatha Yoga Pradipika” (i tradizionali trattati di Hatha Yoga) forniscono suggerimenti semplici circa lo svolgimento corretto di  Trataka. Come dice Swami Sathyananda Saraswati di Monghyr: «Occorre allenare gli occhi a lungo affinché essi possano fissarsi stabilmente su un oggetto (la fiamma di una candela, il simbolo della OM, la punta del proprio naso o il centro tra le sopracciglia), evitando anche il minimo battito delle palpebre. Finché, successivamente, a occhi chiusi, l’oggetto diventa un’immagine saldamente acquisita e visibile all’interno di sé».

Ogni praticante sa benissimo, per esperienza diretta, che durante l’esecuzione di un asana è necessario “appoggiare lo sguardo fermamente” su un punto qualsiasi, privo di  significato, senza forma né attrattiva alcuna, affinché l’attenzione costante stabilizzi la posizione e induca la respirazione corretta. E la mente sia priva di pensieri inutili. A causa delle molteplici  distrazioni, attrazioni e  attaccamenti che la maggior parte  delle  persone subisce nel corso della vita, diventa quasi impossibile, ai più, sperimentare questa delicata condizione di interiorizzazione che non è preludio al sonno ma indice di stabilità, coscienza di sé e profonda pace. Collocandosi, inoltre, come anello di giunzione tra le pratiche squisitamente fisiche e quelle della mente, Trataka si evidenzia quale elemento di fusione tra lo Hatha Yoga e il Raja Yoga. Ma soprattutto, Bahir Trataka insegna a mantenere lo sguardo fisso, senza giudizio, su un punto con il proposito di “scoprire” dentro di sé, il “dopo-immagine” quello che rimane dopo avere fissato a lungo una cosa.

Trataka interno

Questa forma induce rapidamente una maggior introspezione ed esplorazione della mente. Si pratica a occhi chiusi e possibilmente in Kechari Mudra (“il gesto che ti connette con lo spazio”), cioè con la lingua arrotolata all’indietro e la punta a contatto con il palato molle. In questo modo, si stimola l’ipofisi e tutto il sistema ormonale, ma si crea anche una condizione ideale per la meditazione.

Video guida alla pratica della Trataka


Fonte: www.yogajournal.it art.di Lisetta Landoni

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