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La letteratura é ricca di opere che sottolineano la presenza di due parti distinte che vivono ed agiscono all’interno di noi, come, ad esempio, “Dottor Jackil e Mr. Hide” di R. L. Stevenson. La distinzione tra Personalità ed Essenza costituisce uno dei principi fondamentali su cui si basa l’insegnamento di Gurdjieff. Cosa intendeva lui con questi termini? Per Personalità si intende ciò che non appartiene al profondo del nostro essere ma è stato acquisito sin dalla prima infanzia per riuscire ad adattarsi all’ambiente in cui si è cresciuti e nella società con cui ci si trova a confrontarsi. Il termine “personalità” deriva infatti dal greco e si utilizzava per indicare le maschere degli attori.

Per Essenza si intende la parte autentica di noi, ciò che rimane quando togliamo le maschere. Gurdjieff sottolineava molto l’importanza che queste due componenti crescessero armonicamente insieme. Sia quando prevale la prima che la seconda non si ha un uomo completo.

Un pescatore analfabeta che è sempre vissuto a contatto con la natura, in grado di capire dalle posizioni delle stelle quale rotta seguire, che vive di cose semplici, é esempio di un uomo con l’essenza più sviluppata rispetto alla personalità.

Un professore plurilaureato, abituato a dare conferenze, ricevere onori e considerazione, ma talmente identificato nel suo ruolo da avere perduto la capacità di ascoltare i suoi bisogni più profondi o quelli dei suoi familiari, o dei suoi studenti, é esempio di un uomo che ha sviluppato la personalità a discapito dell’essenza.

È possibile uscire dai giochi della nostra personalità? È possibile smettere di identificarci con le proprie maschere? La risposta è sì, ma tale possibilità si conquista solo per mezzo di un serio "lavoro su se stessi".
Tale termine indica il tentativo di vivere con maggiore consapevolezza dei propri automatismi, sia nella vita di relazione che in quella introspettiva. Raggiungere un tale stato, peró, è estremamente difficile perchè presuppone il superamento di tutti quei meccanisimi difensivi, perché sono proprio loro che spesso ci fanno "agire in circolo".

Il Lavoro su se stessi spesso si trasforma in uno sforzo contro di essi. Dove reperire la forza per affrontare tale Lavoro se è cosí difficile? Il primo strumento che si utilizza è il Ricordo di sé. Le emozioni negative, la personalitá e la meccanicitá portano l'uomo a identificarsi con le cose che lo circondano. In tal modo perde la propria identitá e diventa il suo mondo esteriore.Un uomo in preda alle proprie emozioni negative esprime il massimo grado di meccanicitá. La rabbia, l’invidia, la gelosia, il sentimento di offesa, il dubbio, la collera sono emozioni meccaniche, che stimolano ad una risposta reattiva.L’emozione negativa annulla l’io e lo imprigiona totalmente nell’automatismo. Ricordandosi di sé inizia a bloccare tale processo, a ristabilire un giusto equilibrio fra la vita ed il suo senso.

Che cos’è il Ricordo di sé? Ricordarsi di sé non è uno sforzo intellettuale. E’ stare con se stessi emozionalmente, vivere in uno stato di presenza, avere il coraggio di riconoscersi per quello che si è.

Passeggiando consapevolmente per le vie della nostra cittá, potremo renderci conto che continuamente siamo sbalzati, dai nostri pensieri, in un altrove che non è il presente. Esercitarsi nel ricordo di sé è il primo strumento che utilizziamo per fuggire la meccanicitá. Solo tale consapevolezza ci permette di non cadere nell’identificazione e nutre quella parte essenziale che trascende la falsa realtà in cui siamo intrappolati.

Fonte http: //ita.gurdjieff.es


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