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La preghiera del Cuore e la teologia della Divinizzazione

 La storia dell' esicasmo inizia con i monaci del deserto d'Egitto e di Gaza. Si afferma poi al monastero del Sinai, con san Giovani Climaco. Un esponente di spicco è sicuramente Simeone il Nuovo Teologo. Rinascerà al Monte Athos nel sec. XIV. La comunità apostolica, riprendendo una tradizione antico-testamentaria, ha posto, fin dall'inizio, una attenzione tutta particolare per il Nome che ha assunto il Figlio di Dio al momento della sua incarnazione: Gesù,che significa Jhwh è salvezza. Presso gli antichi, nominare una cosa o una persona equivale a donarle l'esistenza. Nominare, emettere il suono del nome, influisce su ciò che è nominato. Per gli ebrei il nome di Dio, rappresentato dalle quattro lettere che formano il tetragramma yhwh (Jahvè), era considerato santo .Il capitolo 18 del vangelo di Luca offre al lettore la formula originaria della preghiera del cuore. Nella parabola del fariseo e del pubblicano, quest'ultimo grida: «O Dio, sii benigno con me, peccatore» (18,13); a Gerico, il cieco supplica: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me! » (18,38). È il Kyrie elèison (Signore abbi pietà), che costituirà la forma primitiva della preghiera ripetuta costantemente nelle liturgie orientali. Quanto al «figlio di Davide», i cristiani diranno ovviamente « Figlio di Dio».

La Preghiera del cuore, radicata nel Nuovo Testamento, viene assunta da una «corrente» propria della spiritualità orientale antica che è stata chiamata esicasmo. Il nome proviene dal greco hesychìa che significa: calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione. L'esicasmo può essere definito come un sistema spirituale di orientamento contemplativo che ricerca la perfezione (deificazione) dell'uomo nella unione con Dio tramite la preghiera incessante. L'esichia in definitiva è l'atteggiamento di chi nel proprio cuore si pone alla presenza di Dio, il “regno dei cieli che è in noi” …

Si domandò un giorno all'abate Agatone: « Che cosa è meglio: l'ascesi corporale o la custodia della mente? ». «Gli uomini», rispose, « sono come gli alberi; il lavoro del corpo ne è il fogliame e la custodia della mente ne è il frutto: ora, tutti gli alberi che non danno frutto, sta scritto, saranno tagliati e gettati nel fuoco. In vista dei frutti, dunque, bisogna sorvegliare quello che accade in noi, vale a dire, custodire la nostra mente. Abbiamo anche bisogno dell'ombra e della bellezza del fogliame, che rappresentano l'ascesi corporale ».

La divinizzazione è la conseguenza (e lo scopo) fondamentale dell’incarnazione.

Il Verbo di Dio “è divenuto uomo affinché l’uomo possa divenire Dio”

La meta o lo scopo della creazione è la divinizzazione, espressione del proposito originario di Dio per l’intero ordine creato, che intendeva essere un trasfigurante impegnarsi con l’ordine creato, mediante il genere umano, l nome di Gesù, di cui ogni cuore umano è il tempio, e ogni credente il sacerdote, portando su di sé il sigillo del Nome. Il cuore è il focolare della nostra vita spirituale, e “spiritualizzarsi” non significa altro che “regolare, dare una direzione buona, rendere casto” il proprio cuore. La purificazione del cuore ci mette in una comunione con Dio che indirizza e plasma tutta la personalità dell’asceta. La luce del divino amore, quasi diffondendosi in tutta la persona e compenetrandola, illumina anche il corpo che circoscrive la persona, donde si irradia nella natura esterna. Attraverso la radice con cui la personalità spirituale comunica con il cielo, la grazia illumina anche tutto ciò che circonda l’asceta e penetra nelle viscere di tutto il creatoimmagine di Dio e legame del cosmo.

La purificazione del cuore apre gli occhi sul mondo superiore e così riordina integralmente l’uomo. Se si santifica l’anima, si santifica anche il corpo e all’anima santa si congiunge anche un corpo santo.

CHE COSA E' LA "PREGHIERA DI GESÙ"?

È generalmente detta "preghiera di Gesù" (o piuttosto "a Gesù") quella che si esprime con la formula tradizionale: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore»..Dal quattordicesimo secolo è molto diffusa in Oriente. L’occidente l'ha conosciuta in tempi recenti, specialmente per mezzo delle numerose traduzioni dei Racconti  sinceri di un pellegrino russo al suo padre spirituale. Secondo il racconto, il pellegrino, semplice contadino, cerca una risposta alla questione tradizionale del come pregare senza posa. Uno staretz(letteralmente un "anziano", cioè un padre spirituale) gli consiglia un metodo semplice: cominciare con l'invocazione ripetuta di Gesù. Pian piano il pellegrino passa da 3000 a 6000, fino a 12000 invocazioni al giorno. Poi non le conta più, perché le sue labbra si muovono da sole, senza sforzo, anche durante il sonno. Dopo qualche tempo, passa alla seconda tappa: il movimento si trasferisce dalle labbra, che debbono restare immobili, alla sola lingua. Poi dalla lingua la preghiera scende nel cuore: il pellegrino si accorge che la sua preghiera si è uniformata al ritmo dei battiti del cuore, come se il cuore si mettesse, in qualche modo, a recitare: 1. Signore, 2. Gesù, 3. Cristo, e così via di seguito. La conclusione che scaturisce dalla lettura di questo racconto è la seguente: colui che unisce la preghiera al battito del cuore non potrà mai cessare di pregare, perché l'orazione diventa come una funzione vitale della sua esistenza. E' già preghiera perfetta?   Il pellegrino non vuole affermarlo, ma si crede sulla buona strada per giungere alla "preghiera del cuore".

IL TERMINE "CUORE" E LA SUA FUNZIONE NELLA VITA SPIRITUALE?

La nozione di "cuore" occupa il punto centrale nella mistica, nella religione, nella poesia di tutti i popoli. Come la pupilla dell'occhio è, per così dire, il punto di contatto tra i due mondi - l'esterno e l'interno - così deve esserci nell’uomo, pensano gli autori spirituali, un punto misterioso attraverso il quale Dio entra nella vita dell'uomo con tutte le sue ricchezze. La definizione classica della preghiera (elevazione della mente a Dio), fu quindi, già dai Padri della Chiesa, modificata nel senso di elevazione del cuore verso Dio.
Ed è proprio questa definizione della preghiera che ci aiuta a capire meglio che cosa si intende con il termine "cuore": il "cuore" è l'integrità dell’uomo, la collaborazione di tutte le facoltà umane, lo stato e la disposizione costante della persona. Dio deve essere amato e servito non con una facoltà sola o con un atto isolato, ma con tutte le forze, con tutta l'anima, con tutta la vita. Nella seconda metà del XIII secolo, l'eremita Niceforo l’Esicasta è il primo che attesti un legame tra la preghiera di Gesù e una tecnica di respirazione. Dopo aver chiarito la funzione del cuore e i suoi rapporti con il respiro, egli insegna il raccoglimento dello spirito che deve essere introdotto nelle narici e spinto sin dentro al cuore contemporaneamente all’aria inspirata. Quando lo spirito, placato, è entrato nel cuore, bisogna gridare dentro di sé: “SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME!”.  

Su Niceforo era di origine italica, ma riconosciuta l'eresia di quelle genti, raggiunse la nostra chiesa ortodossa.... qui venuto, adottò la vita più rigorosa, quella dei monaci, e scelse come abitazione quel luogo che porta il nome della santità, cioè l'Athos, casa della virtù, posta al limite del mondo e del soprannaturale. Ricevette L'ARTE DELLE ARTI,  cioè l'esichia come esperienza (Triadi II, 2,2).

METODO: "Prima di tutto la tua vita sia tranquilla, libera da ogni preoccupazione, in pace con tutti....Orbene: in quanto a te siediti, raccogli il tuo spirito, introducilo - lo spirito intendo - nelle narici; è appunto questa la via di cui si serve il respiro per arrivare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel tuo cuore insieme con l'aria inspirata. Quando vi sarà, tu vedrai quale gioia ne consegue: non avrai nulla da rimpiangere... Fratello mio, abitua dunque il tuo respiro a non essere sollecito a uscirne. Agli inizi gli manca lo zelo... per questa reclusione e questo sentirsi alle strette. Ma una volta che abbia contratta l'abitudine, non proverà più alcun piacere a circolare al di fuori, PERCHE' IL REGNO DI DIO E' DENTRO DI NOI e a chi volge verso di lui i suoi sguardi e lo ricerca con preghiera pura, tutto il mondo esterno diviene vile e spregevole. Se fin dall'inizio riesci a penetrare con lo spirito NEL LUOGO DEL CUORE che ti ho mostrato, sia ringraziato Dio! Glorificalo, esulta e attaccati unicamente a questo esercizio. Esso ti insegnerà ciò che ora ignori. Sappi che mentre il tuo spirito si trova là, tu non devi nè tacere nè stare inerte. Ma non avrai altra preoccupazione che quella di GRIDARE: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME". Ma fratello mio, se malgrado tutti gli sforzi, non giungi a penetrare nei luoghi del cuore pur seguendo le mie indicazioni, fà come ti dico e, con l'aiuto di Dio, arriverai allo scopo. Tu sai che la ragione dell'uomo ha sede nel petto.... Dopo aver bandito da questo luogo ogni pensiero (lo puoi, basta volerlo), donagli l'invocazione "SIGNORE GESU' CRISTO ABBI PIETA' DI ME"  e costringiti a gridare interiormente queste parole, escludendo ogni altro pensiero. quando, col tempo, sarai reso padrone di questa pratica, essa ti aprirà senz'altro l'entrata nel luogo del cuore.

All'esicasta dunque che vuole avvalersi di un metodo psicofisico nella sua vita di preghiera, Niceforo consiglia una strada che comprende una pluralità di esigenze: scegliersi una guida esperta; sedersi, creando calma, anzitutto fisica, in se stessi; concentrare l'attenzione sulla respirazione, costringere la mente a seguire il respiro che scende verso il luogo del cuore. Infatti la mente dispersa nelle cose esteriori può essere raccolta solo facendola scendere nel cuore, centro di tutto l'uomo.

 

Fonte www.esicamo.it

Bibliografia:

Leloup J.-Y., L’Esicasmo. Che cos’è, come lo si vive, Milano 1992,

ANONIMO, Racconti di un pellegrino russo,



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