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La tensione del cuore nella preghiera e il risveglio della coscienza spirituale

La tensione del cuore, in ebraico è la kawwanat ha-lev, è una nozione centrale della preghiera ebraica. La kawwanà, l’innalzamento dei cuori, è il risveglio della coscienza spirituale. Un detto ebraico medioevale dice: “La preghiera senza kawwanà è come un corpo senz’anima”. All’invito kawwanat ha-lev, “in alto i nostri cuori”, l’assemblea risponde: “Sono rivolti al Signore”. Il senso di questa risposta è contenuto nella stessa nozione di kawwanà, che Abram Heschel, uno dei più grandi pensatori ebrei del XX secolo, così descrive: “Secondo una formulazione cassidica, avere kavanà significa

indirizzare il cuore verso il Padre che è nel cielo… Kavanà è dunque qualcosa di più che rivolgere la propria attenzione al testo della liturgia… Kavanà è attenzione verso Dio e serve a guidare il nostro cuore più che la nostra lingua o le nostre braccia”. La parola Kawwanah significa “orientamento”, “intenzione” ma è molto di più: è l’intenzione della preghiera stessa, è azione rituale per il mondo interiore. È anche l’estasi che scaturisce dal sacro silenzio. Il fine ideale della Kawwanah è di “riunificare”.  presenta diversi profondi significati: mentre racchiude l’intenzione della preghiera è anche tensione realizzativa della preghiera; è concetto centrale della preghiera e sue possibili relazioni segrete, non è la parola (espressione della preghiera) ma è l’anima (Atma, Jivatma, anu-atma, o vijnanam brahman) Infinitesimale particella d’energia, parte integrante di Dio, l’anima costituisce l’essere in sé. È ciò che manifesta Coscienza. Come l’Essere Supremo ha individualità propria e una forma eterna, piena di conoscenza e felicità. Esso tuttavia non eguaglia mai Dio.  dell’orante che con l’interiore potere della preghiera vince il fato, le forze avverse e penetra nel luogo segreto. È considerata azione rituale, la cui effettuazione si svolge su di un piano cosmico, cioè, detta azione ha un legame diretto, quasi radicale negli avvenimenti del mondo interiore, in quanto nella Kawwanah tutto è schematico, come riflesso della Idea divina. Detta azione deve riflettere il piano superiore da cui scaturisce, ma deve emergere dalla libertà di un impulso della coscienza dell’essere. Azione, quindi, come ininterrotta e immediata espressione del flusso di vita divina, che intensifica, nel suo stato operativo, il processo del Tiqqhuntermine ebraico-cabbalistico che significa correzione, riparazione; ma anche percorso particolare di riparazione della propria anima, delle proprie azioni o della situazione in cui ci si trova. È il processo di restaurazione dell’armonia turbata sia dalla rottura dei vasi sia dalla ribellione degli Angeli che dal peccato di Adamo.  (termine ebraico-cabbalistico che significa correzione, riparazione; ma anche percorso particolare di riparazione della propria anima, delle proprie azioni o della situazione in cui ci si trova. È il processo di restaurazione dell’armonia turbata sia dalla rottura dei vasi sia dalla ribellione degli Angeli che dal peccato di Adamo). Perché il processo del Tiqqhun trova la sua immediata esplicazione tramite la preghiera, la Kawwanah. La concentrazione della preghiera è la via e lo strumento per penetrare i mondi segreti; o tecnica della meditazione, intesa come azione mistica direttamente connessa con gli avvenimenti del mondo interiore, divino. La Kawwanah è intesa anche come il sacro silenzio che sorge, scaturito dopo la concentrazione. È anche una estasi, silenzio sacro, dove la volontà umana si incontra con la volontà divina, e dove, le parole della preghiera formano o causano un fluido di grazia con potere effettivo, il cui fine è la riunificazione della unità distrutta. Alla interiorità dell’uomo spirituale è dato il compito di restaurare l’unità originaria, l’unità distrutta a causa della macchia originaria, alla rottura dei vasi. Compito ch’è azione spirituale, e intenzione di volere, tramite la preghiera, la Kawwanah, la riunificazione dell’unità distrutta (reintegrazione). Il fine ideale della Kawwanah è dunque un riunificare: mentre ogni processo del Tiqqhun tende ad una azione effettiva di riunificazione, di ristabilimento di unità, di restaurazione della sua primordiale struttura spirituale, la Kawwanah forma e costituisce il segreto mezzo. Mentre l’intimo segreto processo del Tiqqhun, nel piano divino è fuori del tempo, nell’uomo, il processo di restituzione di Luce, alle scintille separate e disperse nell’esilio della materia, avviene tramite la Kawwanah. L’azione del Tiqqhun unita alla intenzione della Kawwanah è anche intesa come la riunificazione della Shekinahè uno dei più profondi misteri (nella Qabbalah): è chiamata il Fuoco che consuma. Tramite la Sua Presenza lo splendore interno dell’En Soph diviene lo splendore esterno del Nome Indicibile. La Shekinah esprime la Luce di Gloria. Lo splendore della Shekinah è l’onnipresenza di Dio, la Sua immanenza nel creato, la immanente dimora di Dio nel mondo.  (è uno dei più profondi misteri nella Qabbalah: è chiamata il Fuoco che consuma. Tramite la Sua Presenza lo splendore interno dell’En Soph diviene lo splendore esterno del Nome Indicibile. La Shekinah esprime la Luce di Gloria. Lo splendore della Shekinah è l’onnipresenza di Dio, la Sua immanenza nel creato, la immanente dimora di Dio nel mondo). La Shekinah esiliata è riunita allo Sposo. Riunire il Santo e la sua Shekinah, nel timore e nell’amore. Questo compito restaurativo incombe ad ogni individuo, perché la struttura primordiale, ogni anima, virtualmente l’ha in séprincipio trascendente e permanente dell’essere manifestato. Il corpo-personaggio karmico, cioè l’essere umano, l’ente planetario di questo pianeta terra, ne è una espressione incompleta, transitoria e contingente. Il Sé appartiene all’aspetto dell’eternità e dell’immutabilità. In un “sentiero realizzativo” il Sé può risvegliarsi in tutte le modalità di realizzazione. Tutti gli stati dell’essere esistono perché il Sé ne è il principio. : struttura che fu degradata dalla caduta“separazione” dovuta alla riluttanza, di un certo numero degli “Esseri Luminosi delle Origini”, nel condividere il Piano del Padre nell’opera di creazione dell’Uomo Adamico. È la separazione dell’”Immagine” e della “Somiglianza” nell’Adam Kadmon e nell’Uomo Adamico quale risultato della “Gerarchia Avversaria” del Padre. di Adamo. In ultima analisi, la Kawwanah può essere intesa come una forma di potenza, cioè, interna preghiera che si esteriorizza in atto potenziale: chiamata la Grande Via, in quanto il processo della Kawwanah opera il risveglio, (esperienza del risveglio che ogni iniziato conosce) intimo segreto risveglio, grazia del risveglio che simile a carismain psicologia è la capacità di esercitare una forte influenza su altri individui, come quella dimostrata da certi leader. Nell’ambito religioso assume il significato di dono speciale. Di persone dello spettacolo o dell’arte si è presa la consuetudine di dire che hanno carisma; si dice cioè quel personaggio è carismatico. Nell’ambito spirituale-occulto il carisma è un talento, una speciale facoltà, un potere straordinario.  pervade l’animo, e le nascoste sorgenti della Conoscenza fluiscono, rendendo l’essere pneumatico, toccato e guidato dallo Spirito“Ruach” o “Pneuma”. Ciò che della Divinità genera i frutti divini. , sapiente, profeta, innovatore, riunificatore: essere che rende sue le idee dello Tzimtzhum di Dio, centrazione in spirito sopraindividuale e universale, cioè, assume l’impegno della assunzione delle scintille cadute. Perché è detto: Chi serve Dio nella Grande Via, raccoglie tutte le sue forze interiori, si eleva nei suoi pensieri e attraversa in una sola volta tutti i cieli, e sale più alto degli Angeli, dei Serafini e dei Troni, e nel culto perfetto della Kawwanah egli ottiene la riunificazione delle sperdute scintille. Nel culto prefetto, processo della Kawwanah, l’essere fa del suo corpo un tempio per l’anima, e dell’anima, nell’abisso del cuore, un trono per la Luce della Shekinah, e dal centro dell’abisso e sul suo capo la Luce fluisce intorno a lui da tutte le parti (centri), ed egli n’è circondato, siede in mezzo alla Luce, e riverente esulta in Dio. Nel processo, l’uomo scendendo nelle profondità del suo stesso essere, attraversa tutte le dimensioni del mondo: in se stesso abbatte tutte le barriere che separano mondo da mondo, sfera da sfera (infiniti stadi dell’anima umana); sempre in se stesso, senza mai uscire fuori di sé, egli trascende i limiti dell’essere creato, li annulla … e scopre che il mondo superiore, il Dio ch’è tutto in tutto, e tutto circonda e penetra, ch’è nella sua anima … è la sua Anima (rivelazione dell’Archetipo). È dunque la spiritualità interiore dell’essere, la stessa virtuale sua vita, e non il sapere che conferisce all’essere il compito di restaurare l’unità originaria: in quanto Egli, divenuto realtà vivente, rappresenta lo strumento e il mezzo, tramite la Kawwanah, di ottenere la riunificazione delle sparse scintille divine. Quindi, in effetti, a ogni processo della Kawwanah, corrisponde una elevazione dell’essere alla Luce divina, e un riunificare le scintille sparse alla Luce originaria.

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