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Il ricordo di Dio e la preghiera pura

 

Anche questo è un tema tradizionale della spiritualità orientale, già presente fin negli Apophtegmi e nelle Vite dei Padri del deserto. I Padri orientali suggeriscono vari modi per mantenere costante questo ricordo, anche per mezzo di una breve formula verbale di preghiera, tratta preferibilmente dalla Sacra Scrittura. Così il ricordo di Dio, che lentamente si precisa come ricordo di Gesù, può divenire incancellabile. E' sempre Giovanni Climaco che stabilisce una connessione del ricordo di Gesù  con l’hêsychia: “L’hêsychia consiste nello stare in continua adorazione del Signore, sempre alla sua presenza, con il ricordo di Gesù aderente al suo (dell’esicasta) respiro, allora potrai toccare con mano i vantaggi dell’hêsychia”.

La preghiera pura

La preghiera e l’hêsychia sono strettamente connesse: se l’hêsychia è il clima favorevole per la preghiera, la preghiera è ciò che rende possibile l’hêsychia. La ricerca della quiete interiore in vista della contemplazione è un tema classico della spiritualità orientale, anche per autori che non si possono classificare tra gli esicasti. Per esempio, Basilio scriveva: “L’hêsychia è un buon ausilio per la theoría, la contemplazione, l’attività dello spirito per la quale noi siamo uniti a Dio”, a cui il Crisostomo faceva eco dicendo che “se il Cristo se ne va solo sulla montagna o in luoghi solitari per pregare, ciò che ci vuol dire è che il deserto è la madre dell’hêsychia e che la preghiera reclama, come preparazione, molta hêsychia e calma”. Ma negli autori esicasti si scorge qualcosa in più. L’hêsychia non è soltanto un mezzo, ma il centro stesso della vita contemplativa e in un certo senso la vita contemplativa stessa, e l’esicasta è la preghiera fatta uomo. Giovanni Climaco ha scritto molto a questo proposito: “L’esicasta poi lotta per circoscrivere dentro il corporeo l’incorporeo, cosa veramente straordinaria”. “Chi conosce il pensiero d’un uomo che vive nell’hêsychia esteriore e interiore? La forza dell’esicasta sta nella molta preghiera, come la forza di un re nelle ricchezze e nel numero”.

Sant’Efrem, in un testo di dubbia attribuzione (lo “condivide” con Giovanni Crisostomo), De patientia et consummatione, fa un elogio dell’hêsychia partendo da una figura del vangelo: Maria di Betania. Maria, che si era messa ai piedi di Gesù e non aveva attenzione che per lui, è l’immagine dell’hêsychia. D’altra parte non è Gesù stesso che ha garantito il riposo per chi fosse andato a lui?

Simeone il Nuovo Teologo ci ha lasciato una descrizione delle grazie della contemplazione promesse all’hêsychia, ma non dimentica di sottolineare come non si possa chiamare riposo il non compiere opere o hêsychia l’oziosità e mettere questi atteggiamenti al di sopra della legge del Cristo: umiltà, carità, servizio agli altri.

Fonte:italia ortodossa.it B. De Matteis

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