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La Misericordia

SIATE MISERICORDIOSI COME E’ MISERICORDIOSO IL PADRE VOSTRO” (Lc 6,36)

Dal vocabolario della lingua italiana il termine misericordia afferma che essa: È una virtù che inclina l’animo umano alla comprensione alla pietà ed al perdono verso chi soffre o chi sbaglia.

Io vorrei iniziare questa nostra conversazione ricordando la definizione tratta dall’introduzione del “DIARIO” di suor Faustina Kowalska, la suora polacca alla quale Gesù chiese di far dipingere la Sua immagine quale memoria della Sua Misericordia con i particolari raggi che scaturiscono dal Suo costato e che rappresentano l’azzurro il Battesimo ed il rosso il Suo corpo ed il Suo sangue: Il quadro non solo rappresenta la misericordia di Dio, ma induce a rammentare il dovere della fiducia cristiana nei confronti di Dio e la carità attiva verso il prossimo. Questi due raggi simboleggiano i santi sacramenti e tutte le grazie dello Spirito Santo, il cui simbolo biblico è l’acqua, ed anche la nuova alleanza di Dio con l’uomo fatta per mezzo del sangue di Cristo.

 

La misericordia  divina è il volto dell’amore di Dio verso gli tutti gli uomini che sanno di non potersi salvare da soli ma di avere bisogno salvezza.

I termini “Peccato e Misericordia” sono quindi strettamente collegati tra loro.

Per cercare di comprendere meglio il significato della misericordia divina possiamo dire infatti che oggi la più grande disgrazia dell’uomo moderno non è tanto il peccato quanto il lento spegnersi del senso del peccato, la fuga nel vuoto dei paradisi artificiali che gli danno l’illusione di essere libero da ogni sentimento di colpevolezza lasciandosi sottrarre così alla misericordia divina.

Il 30 novembre 1980 San Giovanni Paolo II ha indirizzato a tutta la cristianità una lettera enciclica sulla misericordia divina che comincia così: Dio ricco di misericordia è colui che Gesù Cristo ci ha rivelato come Padre; proprio il suo figlio in se stesso ce l’ha manifestato e fatto conoscere.

Gesù, Misericordia incarnata di Dio, fa della Misericordia di Dio uno dei principali temi del suo insegnamento che culmina nella stupenda parabola del figliol prodigo; nella sua vita Cristo incarna e personifica la misericordia di Dio ed è egli stesso in un certo senso la misericordia di Dio; infatti nel suo amore sempre fedele, nella sua misericordia senza limiti, Giovanni ci dice che Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna.  Lo ha mandato uomo tra gli uomini e gli ha ispirato e comunicato il suo amore misericordioso per i peccatori.   E’ stato Dio infatti che ha riconciliato a sé il mondo in Cristo. È lui che ama per primo, è lui che per primo soffre una passione d’amore verso l’uomo. È Lui che infonde nel Cristo la carità e suscita la Sua mediazione redentrice da cui derivano a noi tutti i benefici della salvezza.

Il messaggio di salvezza proclamato da Gesù durante la Sua presenza tra gli uomini termina col mistero pasquale della sua passione morte e risurrezione. La croce è la rivelazione totale della misericordia ossia dell’amore che va contro tutto ciò che costituisce la radice stessa del male nella storia dell’uomo e va contro il peccato e contro la morte.

Rifacendoci alla definizione della parola Misericordia nel vocabolario della lingua italiana possiamo dire che essa, dal punto di vista evangelico, è sinonimo di carità, comprensione, pietà, perdono verso noi stessi e verso gli altri. In altre parole la misericordia è l’amore di Dio: quello vero, autentico, infinito e gratuito; l’amore degli uomini è invece un tentativo che essi fanno attraverso la loro buona volontà nei confronti del prossimo che il Signore chiede sempre di concretizzare.

Come ho detto prima è importante essere misericordiosi prima di tutto verso noi stessi, amarci, perdonarci, dimenticare i torti subiti, perché altrimenti ci rimarrà difficile, se non impossibile, applicare tutto questo verso il prossimo: quando il Signore ci dice “ama il tuo prossimo come te stesso” vuole che  ci amiamo, che ci vogliamo bene, che ci trattiamo bene;  tutto questo deve essere applicato anche al nostro prossimo, al nostro vicino, al nostro fratello. 

Riconducendo la misericordia al perdono verso la fine del Padre nostro si pronuncia l’espressione: rimetti a noi nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori quindi anche lì, il Signore ci invita ad essere misericordiosi col perdonare a coloro che ci hanno ferito come noi vogliamo essere perdonati dal Padre per tutte le offese che quotidianamente gli procuriamo.

La Chiesa, intesa come Comunità di fedeli, dev’essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo (Evangelii Gaudium 114)

Allora se ognuno di noi riflette sulla propria vita, sulla propria storia, sulle proprie situazioni e sulle difficoltà incontrate si renderebbe conto che la misericordia di Dio lo ha toccato perché l’uomo da solo non riuscirebbe a superare tante montagne, tanti ostacoli, tante contrarietà: anche nelle cose più semplici il Signore viene in nostro soccorso: basta invocarlo !

Tutto quello che abbiamo detto si può raccogliere in un’unica parola grande, enorme, per noi uomini difficilissima da ATTUARE ed è: AMORE!

“La gioia di Dio è perdonare!” Questo è il tema che il 17 marzo del 2013, nel suo primo Angelus,  Papa Francesco vuole chiarire i sentimenti di Dio: la gioia e la misericordia prima di tutto. Perché, dice, “Dio è gioioso” e la misericordia “è la vera forza che può salvare l’uomo e il mondo dal cancro che è il peccato, il male morale, il male spirituale.” Il pontefice richiama alla memoria le tre parabole “della misericordia” riportate nel vangelo di Luca: quella della pecora smarrita, quella della moneta perduta e, più lunga di tutte, quella “del padre dei due figli”: il figlio prodigo e il figlio “che si crede giusto, che si crede santo”. 

Misericordia e gioia,  ci ammonisce il Papa,  non sono sentimenti, non sono buonismi”. “Solo l’amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia. Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio.”  All’Angelus il Papa parla della gioia del pastore che trova la pecora perduta, quella della donna che ritrova la sua moneta e quella di un padre che vede tornare a casa un figlio: “Era come morto ed è tornato in vita”. “Qui c’è tutto il Vangelo!”, dice. “Qui c’è tutto il Cristianesimo”. Perché, spiega il pontefice, “ognuno di noi è quella pecora smarrita, quella moneta perduta. Ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto”. 

“Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai!” Questa è la Sua Misericordia. Un Padre paziente, che “ci aspetta sempre! Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele. E quando torniamo a lui, ci accoglie come figli!”. Come l’immagine di quel Padre che “non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci con amore”, che ha il cuore “in festa per ogni figlio che ritorna”.

Ma c’è anche un altro aspetto, che dobbiamo analizzare e sul quale anche il papa si sofferma con forza: il pericolo, dei cristiani che è quello di “presumere di essere giusti e di poter giudicare gli altri”. “Giudichiamo anche Dio, perché pensiamo che dovrebbe castigare i peccatori, condannarli a morte invece di perdonare. Allora sì – sostiene il Pontefice - che rischiamo di rimanere fuori dalla casa del Padre”. 

Il rischio che, sempre Papa Francesco denuncia, è che la prospettiva di salvezza del cristiano si fondi sulla sola pratica dei precetti, su un efficientismo che è pretesa di giustizia secondo canoni che nulla hanno a che vedere con Dio. Il pontefice dedica a questo passaggio parole molto chiare: “Se nel nostro cuore non c’è la misericordia, la gioia del perdono, non siamo in comunione con Dio, anche se osserviamo tutti i suoi precetti. Perché è l’amore che salva, non la sola pratica dei precetti. E’ l’amore per Dio e per il prossimo che dà compimento a tutti i comandamenti”. 

Per questo Papa Francesco dice che il samaritano “imita proprio la misericordia di Dio, la misericordia verso chi ha bisogno.

“Dov’è il tuo fratello?» la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Chi è il responsabile di questo sangue?” Questa la Parola di Dio rivolta a Caino, é la domanda che il Signore rivolge ad ognuno di noi. Dove é tuo fratello sofferente? La cultura del benessere dice il Pontefice ha anestetizzato i nostri cuori allo stesso modo in cui lo erano i cuori del sacerdote e del levita che pur avendo visto lungo la strada, un uomo che era stato assalito dai briganti, derubato, percosso e abbandonato mezzo morto non fecero caso a questi e semplicemente tirarono dritto.

Ed é questo l’atteggiamento che dobbiamo evitare: il Signore “vuole la misericordia più che i sacrifici“. Non é nel rispetto di facciata ai dettami del Signore, come facevano il levita e il sacerdote che consiste il compimento della volontà del Signore. Essere cristiani non é seguire una lista di prescrizioni né tanto meno riempirsi la bocca di parole che non si vivono totalmente.

Dio vuole la misericordia, non che andiamo in giro a distribuire prestazioni o soldi senza misericordia perché Dio sa capire bene le nostre situazioni e ciò che costituisce il samaritano è la misericordia.

Ma, Papa Francesco non è l’unico pontefice che ha trattato il tema della misericordia; abbiamo avuto la grazia di avere gli ultimi tre papi interessati particolarmente a questo tema.

San Giovanni Paolo II ha pubblicato nel lontano 1980 una lettera enciclica “Dives in Misericordiae” nella quale ha chiarito e puntualizzato certi aspetti del significato  della Misericordia di Dio.

«Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo». (Ef 2,4)

In questa Enciclica, che invito tutti a prenderne conoscenza, San Giovanni Paolo II ha stabilito anche il legame tra la Misericordia di Dio e Maria Santissima. La Vergine infatti è identificata, nella preghiera del Magnificat come colei che ha riconosciuto “di generazione in generazione la sua misericordia” ed è colei che porta nel Suo grembo la misericordia divina incarnata perché Gesù stesso è misericordia per gli uomini.

Cerchiamo ora di mettere in rapporto lo Spirito Santo con la misericordia di Dio.

Già il Battesimo è la prima forma di Misericordia di Dio che ci inserisce nella sua paternità effettiva e nella Chiesa come dice “l’Evangelii Gaudium” di Papa Francesco   deve essere il luogo della misericordia gratuita dove tutti possano sentirsi accolti amati perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo.

Il Signore Gesù Gesù ci ha lasciato altri segni di misericordia: I Sacramenti,   che sono fonte di Grazia  e di comunione  con Dio e che agiscono sempre attraverso l’azione dello Spirito Santo quella persona della Santissima trinità che Gesù tornato definitivamente al Padre ci ha lasciato   come luce  per il nostro cammino  e lo spirito santo  non è altro che l’amore del Padre con il Figlio e che si è esteso anche a noi uomini diventati figli del Padre.

Siamo invitati, per concludere, a quella  fiducia gioiosa e piena, alla disposizione di confidenza, di sicurezza, di libertà audace che spinge a pregare con la certezza di essere esauditi.

Dott. Maurizio De Santis

Traduttore

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