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Le tre dimensioni della preghiera - Seconda dimensione

Seconda dimensione 


Preghiera nelle tradizioni teistiche - Come è ovvio, quanto detto costituisce il punto di partenza, l’indispensabile premessa che ci apre alla seconda dimensione della preghiera, quella teologale, ossia il riferimento a Dio, che abbiamo anticipato citando la beata Angela. Diremo anche a questo proposito che tale dimensione può essere sperimentata in modo implicito o esplicito. In modo esplicito viene sperimentata dalle tradizioni teistiche. Infatti l’essere umano è un essere dialogico; secondo Karl Rahner (1904-1984) è “uditore della Parola”. Qui si inserisce l’insieme di esperienze che ci rapportano con l’Assoluto o, in chiave cristiana, con la Triunità divina. Secondo quest’ultima prospettiva, la preghiera è dialogo trinitario: ritorno a Dio della Parola di Dio. Non per nulla la preghiera ebraico-cristiana si nutre dei Salmi, e cioè di un testo divino ritenuto rivelato che innerva l’orazione umana, e – come si è visto – ha abitualmente la sua espressione iniziale nel segno della Croce con le parole che lo accompagnano, e quella culminante nel Padre nostro, quando usiamo le parole di Dio per parlare a Dio ed entrare in comunione con lui.

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Il segno di croce

  Il segno di croce

 
In una delle apparizioni della Vergine a Lourdes, appena portato su di essa lo sguardo, Bernadette si accinse a tracciare il segno di croce, ma il suo braccio fu come bloccato, mentre Maria «fece il segno di croce in un modo bellissimo», testimonia la veggente, che aggiunge di aver «cercato di imitare».Anche noi possiamo immedesimarci in Maria, sia per vagliare il grado di “accordatura” e di integrità di mente, cuore e corpo (“luoghi” che il segno di croce raggiunge quando posiamo la mano sulla fronte, il petto e le spalle); sia nel cogliere l’eco dei Nomi divini e dell’Amen conclusivo. Quanto ad Angela da Foligno, ci interpella: «Quando ti fai il segno della croce, ti succede nulla?». Come se ci dicesse: Quando fate il segno della croce, cosa vi è successo?

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Le tre dimensioni della preghiera - Prima dimensione

1. Prima dimensione

Conoscere il divino nell’umano - Nella sua primaria espressione, la “preghiera” si radica in una dimensione che definiremo antropologica, propria cioè dell’essere umano. Se è vero che l’ánthropos, come sostiene Platone (Cratilo, 399c), è caratterizzato da autocoscienza, simile attitudine con cui percepisce in profondità il proprio vissuto si traduce in “preghiera”. L’autocoscienza comporta presenza a se stessi, consapevolezza del proprio sé, attenzione alle dinamiche interiori. In questo senso i Padri greci giocavano sull’assonanza dei due termini: prosoké/attenzione e proseuké/preghiera. Il primo termine implica “volgere la mente”, “fare attenzione”, “essere consapevoli” (ritroviamo simile invito nel Vangelo di Luca, 17,3; 21,34).

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Pregare per credere

È possibile definire l’uomo un essere orante, se per preghiera intendiamo l’espressione più spontanea e si direbbe innata del senso religioso che permea l’esistenza umana. La credenza religiosa, infatti, è una tela di fondo, una tendenza primaria delle creature dotate di intelligenza e di libera volontà. Il concilio Vaticano II (1962-1965) ritiene che alla base di detto senso religioso vi sia «un certa percezione di quella forza (virtus) arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, e anzi talvolta [si traduce] nel riconoscimento della Divinità suprema e anche del Padre. Percezione e riconoscimento che compenetrano la vita umana di un intimo senso religioso» (Nostra aetate, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religiosi non cristiane, 2/856). Si tratta di quel “qualcosa” che, come già sosteneva Platone (428/27-348/47 a.C.), ci rende «partecipi della natura divina» (Fedro, 253).

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Mahatma Gandhi - Che cos'è la preghiera?


La preghiera, è la chiave che apre la porta dei mattino e chiude la porta della sera. Non c'è pace senza la grazia di Dio e non c'è grazia di Dio senza preghiera. Ecco perché chiedo a tutti voi di seguire la consuetudine della preghiera. La preghiera non è il passatempo ozioso di una vecchietta. Compresa nel suo vero valore e ben impiegata, essa è il più potente mezzo di azione. Senza dubbio la preghiera richiede una viva fede in Dio. La preghiera vuota è come un suono di tromba, o un rumore di cembali. Deve venire dal cuore. La preghiera che viene dal cuore ci distende, ci dà il senso della nostra misura, ci indica con chiarezza qual è il prossimo passo da fare. Nella vita possiamo perdere molte cose, ma non la preghiera che ci lega in cooperazione a Dio e gli uni agli altri.

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Il digiuno praticato dai cattolici

 

Il digiuno ecclesiastico è il digiuno praticato dai cattolici come forma di penitenza durante alcuni giorni dell'anno (detti appunto giorni penitenziali).

Le norme riguardo a digiuno e astinenza

Attualmente i fedeli cattolici dei vari riti latini sono tenuti contemporaneamente sia al digiuno ecclesiastico che all'astinenza dalla carne due volte l'anno, il Mercoledì delle Ceneri (per il rito ambrosiano il primo venerdì di Quaresima) e il Venerdì Santo. Sono tenuti alla sola astinenza dalle carni in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, purché non coincidano con un giorno annoverato tra le solennità dal calendario liturgico della Chiesa cattolica. Negli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, l’astinenza dalle carni può essere sostituita con opere di preghiera, carità o altre di natura penitenziale.

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